Il Trecento

Il nuovo sviluppo musicale verificatosi agli inizi del 1300 fu presto denominato Ars Nova (“Arte Nuova”) per indicare il grande cambiamento di stile in coincidenza del resto con i grandi mutamenti che contemporaneamente si verificarono anche in ambito sociale e artistico.
Questo mutamenti furono particolarmente evidenti nella penisola italiana e in Francia.

In Italia

Fu soprattutto la Toscana che nel corso di questo secolo vide emergere le figure più significative di compositori: Francesco Landini (1335-1397), Gherardello da Firenze, Giovanni da Cascia (1310 ca.-1350 ca.) e vari altri. Essi si dedicarono quasi esclusivamente a composizioni vocali profane di grande eleganza e freschezza.

Tre furono i principali genere frequentati: il Madrigale, una breve composizione poetica, in genere otto versi, con un testo per lo più di soggetto amoroso e campestre;


La Ballata, di carattere più spontaneo e vario, composta da strofe uguali per struttura e legate da un ritornello che veniva esposto all’inizio e ripreso alla fine di ogni strofa:

La Caccia, che, come dice il termine, si ispirava a una scena venatoria (ma spesso anche una semplice scena di movimento, come l’affollarsi della gene e un mercato o l’accorrere a un incendio). Caratteristico della caccia era l’accavallarsi di voci e di richiami per rispecchiare l’effetto prodotto dalle grida dei cacciatori e degli abitanti di un villaggio.

In Francia

Qui si affermò la figura di Guillaume de Machaut, un musicista poeta che compose non solo ballaterondeaux virelais, ma anche Mottetti, un genere vocale sia sacro sia profano che si era già diffuso, nel secolo precedente e che nel corso del Trecento acquistò una particolare raffinatezza formale.

Derivato dalla musica sacra, il Mottetto infatti si stabilizzò in una struttura a tre voci delle quali la più grave, detta Tenor, traeva spunto da un frammento gregoriano in latino, mentre le altre due (dette Motetus Triplum) impiegavano ciascuna testi diversi in latino o in volgare, cioè nel francese del tempo, che venivano cantati contemporaneamente. Il Mottetto quindi fu in quest’epoca un curioso genere Politestuale; non solo: le sue voci impiegavano particolari successioni di figure ritmiche e melodiche che venivano sempre ripetute in modo uguale, secondo un procedimento cui fu dato il nome di Isoritmia.

Inoltre in ambito sacro Guillaume de Machaut compose una delle prime “Messe Polifoniche” della nostra storia: la Messa di Notre Dame, già strutturata in quelle cinque parti che sarebbero poi divenute tipiche del genere: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei.

Gli Strumenti

Anche se il maggiore numero di composizioni pervenuteci riguarda l’ambito vocale, gli strumenti non furono per questo trascurati: ad essi, ad esempio, era affidata la parte del Tenor nei Mottetti.

I più importanti e più nuovi furono le Cialamella, la Bombarda e il Cromorno, tutti a fiato e tutti ad ancia doppia, il Cornetto, pure a fiato ma con bocchini, nonché gli Organi di tipo portativo e positivo.

Musica in giardino

Guillame de Machaut non fu solo musicista ma anche un poeta e scritte di valore; ecco un paso di un suo poema nel quale troviamo una bella evocazione dell’elegante mondo di corte trecentesco, mondo nel quale la musica aveva una significativa presenza.

“Presso il castello vidi un giardino ove erano prati e fontanelle, dame, cavalieri, damigelle e una grande compagnia d’altra gente molto lieta e gaia; tutti danzavano graziosamente, non c’erano strumenti né menestrelli (“Cantori di corte”), ma tutti cantavano canzonette piacevoli, cortesi e schiette. Quando li vidi molto mi rallegrai e più ancora quando entrai fra di loro (…).
Così mi avvicinai alla danza ed una dama volse i suoi dolci occhi verso di me e lo fece così soavemente che mi sembrò ch’ella m’amasse di nobile amore; e quando ella ebbe fatto un mezzo giro tanto da essermi più vicina, sorridendo molto cortesemente, mi chiamo dicendo: “Che fate voi là, bel sire? Danzate con noi!”. Ed io subito m’inginocchiai e umilmente la salutai.


Ma mutai colore più volte quando le parlai, tanto che il mio viso ora era rosso ora era pallido; e veramente m’accorsi ch’ella conobbe dal mio viso l’amore, il desiderio, l’ardore e tutto ciò che c’era in me: capì che ero suo per sempre e che l’amavo di vero amore.

Così mi rese cortesemente il saluto, ma in maniera rapida, affinché nessuno s’accorgesse che ero venuto per amore di lei; mi tese il suo piccolo dito ed io, che volevo e dovevo fare il suo volere, non rifiutai e mi misi a danzare. Non avevo danzato a lungo, quando ella mi disse dolcemente ch’era opportuno che io cantassi, poiché era arrivato il mio turno. Ed io subito le risposi: “Mia signora, voglio eseguire il vostro ordine, ma mi intendo scarsamente di canto, tuttavia così sarà, poiché a così a voi piace”. Allora senza tardare, intonai una ballata, e quando terminai una dama che l’aveva danzata cominciò a sua volta a cantare “Dio quando verrà quel momento in cui vedrò colui che amo tanto?”.
E quando l’ebbe finita la mia dama disse: “E’ detto bene e graziosamente, ma ora è tempo di ritirarci”.
E tutti allora si misero ad andare verso il castello dietro di lei.

Buona Musica!