La rappresentazione di Daniele

La rappresentazione di Daniele (in latino “Ludus Danielis”) è uno dei più noti esempi di “teatro religioso” genere che nel corso del Medioevo, a partire almeno dal X secolo, fu praticato in vari centri religiosi scolastici per rafforzare la preparazione liturgica di uomini e di ragazzi destinati al sacerdozio.
In queste prime forme di “dramma liturgico” le vicende, tratte da episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, erano musicate sfruttando le forme vocali allora in uso come l’inno e il conductus.

Ve ne offro un esempio:
Siamo all’inizio della vicenda e in una specie di prologo di un coro di Principi invita gli uomini e i ragazzi all’ascolto delle vicende di Daniele riassumendole brevemente.
Quindi si entra nel “dramma” vero e proprio con i Sàtrapi, i governatori delle province del regno, che rendono onore alla gloria del re Baldassare vincitore degli Ebrei. 

La vicenda è tratta dal libro di Daniele, dell’Antico Testamento: in esso vengono rievocati alcuni emblematici episodi della vita di questo profeta vissuto all’epoca in cui i Babilonesi, dopo aver distrutto Gerusalemme, avevano condotto prigionieri gli Ebrei nel loro regno.

 

Qui Daniele attrae l’attenzione del re Baldassarre riuscendo a interpretare il significato di tre misteriose parole (“Mane, Techel, Phares”) che una mano invisibile (vale a dire la mano di Dio) ha tracciato su una parete del palazzo babilonese durante un banchetto in cui quel re, nel festeggiare la vittoria del padre suo Nabucodonosor sugli Ebrei, ha profanato i vasi sacri sottratti al tempio di Gerusalemme.
Le parole, secondo l’interpretazione di Daniele, profetizzano l’imminente uccisione di Baldassarre da parte dei Persiani.
Questo sconvolge il re che condanna Daniele a morire sbranato in una fossa di leoni; ma grazie alla protezione di Dio riesce a uscirne miracolosamente illeso.

Astra tenenti cunctipotenti turba virilis et puerilis contio plaudit.
Nam Danielem multa fidelem et subiisse atque tulisse firmiter audit.
Convocat ad rex sapientes, grammata dextrae quid sibi dicant, enucleantes.
Quae quia scribae non potuere solvere regi illico muti conticuere.
Sed Danieli scripta legenti mox patuere, quae prius illis clausa fuere.
Quem quia vidit praevaluisse Balthasar illis fertur in aula praeposuisse.
Causa reperla non satis apta destinat illum ore leonum dilacerandum.
Sed Deus, illos ante malignos in Danielem tunc voluisse esse benignos.
Huic quoque panis, ne sit inanis, mittitur a te praepete vate prandia dante.

Traduzione:

La folla di uomini e ragazzi inneggia con questo canto all’Onnipotente che governa le stelle.
Essa infatti ascolta con attenzione tutto cio che il pio Daniele ha sopportato e compiuto.
ll re convoca presso di sé i saggi affinché gli interpretino quelle lettere tracciate dalla Mano.
Lettere che portarono gli scribi, incapaci a comprenderle, a stare ammutoliti dinanzi a lui.
Ma a Daniele tali parole, che erano rimaste misteriose a quelli, furono presto chiare.
E quando Baldassarre vide che Daniele sopravanzava quegli uomini, si dice che lo abbia collocato nella reggia più in alto di loro.
Ma il fatto che la spiegazione trovata non fosse del tutto favorevole al Re, fece sì che Daniele fosse condannato ad essere sbranato dai leoni.
Eppure tu, o Dio, hai voluto che quelli che prima erano ostili verso Daniele diventassero a lui benigni.
A costui anche del pane viene da Te mandato in aiuto tramite il profeta volante che gli recò del cibo.

Buona Musica!