Victimae paschali laudes

Ecco un esempio di canto gregoriano, una delle più celebri sequenze composta intorno al 1025-1050. E’ probabilmente di un certo Wipone, cappellano presso la corte tedesca, e ha il testo in latino.

Si intitola Victimae Paschali Laudes (Lodi alla Vittima Pasquale) ed il suo testo rievoca la Passione di Gesù Cristo, in particolare il momento in cui Maria Maddalena trova il sepolcro vuoto, essendo ormai Gesù risorto.

Testo:

Victimæ paschali laudes immolent Christiani.

Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores.

Mors et Vita duello conflixere mirando: Dux Vitæ mortuus, regnat vivus.

Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?

Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis,

Angelicos testes, sudarium et vestes.

Surrexit Christus spes mea: præcedet suos in Galilaeam.

Scimus Christum surrexisse a mortuis vere: Tu nobis, victor Rex, miserere.

Amen. Alleluia.

Traduzione:

Alla vittima pasquale si innalzi il sacrificio di lode, l’Agnello ha redento il gregge, Cristo l’innocente ha riconciliato i peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate in un duello straordinario: il Signore della vita era morto, ora, regna vivo.

Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via?

La tomba del Cristo vivente, la gloria del risorto; e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le vesti; Cristo mia speranza è risorto e precede i suoi in Galilea.

Siamo certi che Cristo è veramente risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.

Amen. Alleluia.

Buona Musica!

I Cordofoni

Sono gli strumenti che producono il suono attraverso la vibrazione di corde. Per corda di uno strumento s’intende un filo teso, fatto di materiali vari quali fibre vegetali, crini, seta. nylon, metallo, nervi e intestini di animali (minugia).

L’altezza del suono di una corda dipende non solo dal materiale di cui è fatta, ma anche dal suo spessore, dalla sua lunghezza e dalla sua tensione. Il suo suono infatti è tanto più grave quanto più è spessa, quanto è più lunga e quanto meno viene tesa, viceversa è tanto più acuto quando essa è più corta.

Le corde producono il suono principalmente in tre modi:

Possono venire pizzicate dalle dita o da un plettro, una piccola lamina di avorio, di plastica, di guscio di tartaruga o di metallo;

Possono essere percosse da un martelletto;

Possono venire strofinate da un archetto che le sollecita continuamente. L’archetto, così chiamato perché una volta aveva la forma di un vero e proprio arco da caccia, è una bacchetta di legno duro, ma elastico sotto la quale è teso un fascio di crini di cavallo (in genere il loro numero varia dai 110 ai 220, a seconda del tipo di strumento). Ad una estremità, detta tallone, è posto un blocchetto di legno che funge da impugnatura per l’esecutore. Un’apposita vite serve a tendere in modo adeguato i crini. Gli strumenti con l’archetto sono comunemente detti “archi”.

In genere l’archetto viene fatto scorrere avanti e indietro sulle corde, ma esistono tantissime maniere di manovrarlo, così da ottenere particolari effetti: l’archetto può venire fatto “saltellare” ripetutamente sulle corde o può venire “gettato” sulle stesse in modo da rimbalzare per inerzia almeno due o tre volte; se poi viene usato in modo leggerissimo, si ottengono suoni assai esili ed acuti, i cosiddetti “suoni armonici”. Un effetto opposto, vale a dire una sonorità assai sorda e secca, si ottiene quando le corde vengono strofinate dal dorso dell’archetto, cioè dalla sua parte di legno (“col legno” è appunto l’indicazione che, in questi casi si trova sulla spartito). Per ottenere poi un suono più ovattato si usa la sordina, una specie di piccolo pettine che viene interposto fra le corde nei pressi del ponticello. Se il dito che tiene la corda non è tenuto fermo, ma viene fatto scivolare in su o in giù, si ottiene il caratteristico effetto del glissando.

C’è poi da osservare che le corde possono anche vibrare per simpatia: una corda che sia intonata ad una certa altezza e che si trovi posta vicino a un’altra accordata a un’altezza simile (cioè all’unisono, all’ottava o alla quinta) si pone spontaneamente a vibrare quando viene sollecitata dalle vibrazioni dell’altra.


La costruzione e il restauro sono affidati ai liutai, abilissimi artigiani che conoscono quale tipo di legno, quale tipo di vernice, quale tipo di corde sono necessari per la resa migliore di ogni strumento. Molto famose nel mondo sono le famiglie di liutai cremonesi vissute nel corso del Seicento e del Settecento: Stradivari, Amati, Guarnieri del Gesù; esse infatti ci hanno lasciati strumenti finora insuperati nella resa sonora. Ancora oggi la “scuola di Cremona” è molto apprezzata, al punto da accogliere allievi da tutto il mondo. Gli archi più importanti sono il Violino, la Viola, il Violoncello e il Contrabbasso: essi hanno formato la base dell’orchestra moderna e rappresentato tuttora la sezione più numerosa dell’orchestra stessa.

Buona Musica!

Epitaffio di Sìcilo

I brani musicali dell’antica Grecia sono giunti sino a noi a frammenti e anche per questo ci risultano sovente difficili da capire e da apprezzare.

Vi presento l’unico, breve pezzo che invece ci è pervenuto in modo completo: si tratta dell’Epitaffio di Sìcilo. Epitaffio è l’iscrizione che si pone sulle lapidi della tombe, Sìcilo è il nome di colui che l’iscrizione stessa vuole ricordare. Questa breve composizione, trovata durante alcuni lavori per la costruzione di una ferrovia nei pressi di Aydın, inizialmente rimase in possesso del proprietario della ditta di costruzione, Edward Purser; soltanto dopo, nel 1883, fu trovata da Sir Ramsay a Tralleis, una piccola città vicino ad Aydın. Intorno al 1893, l’epitaffio riportava molti danni: la parte inferiore era rotta; la base era stata tagliata da Purser, affinché stesse in piedi come piedistallo per un vaso di fiori della signora Purser: l’epitaffio ora stava perfettamente in piedi, ma il taglio alla base causò la perdita di una linea di testo. La stele passò poi al genero di Purser, Young, che la tenne a Buca, vicino Smirne; qui rimase fino al 1922, quando il console olandese di Smirne portò con sé l’epitaffio a l’Aia. Dal 1966 è conservato al Museo nazionale danese, a Copenaghen

Ecco la melodia; si tratta di una “trascrizione”, in quanto a quei tempi per indicare le note non si usavano né il pentagramma, né la chiave di violino, né le battute; tale melodia vi apparirà sicuramente strana e ben diversa dalle nostre, proprio perché appartiene a una civiltà lontana nel tempo ed ormai scomparsa.

Di seguito, ecco il testo, risalente al I° o al II° secolo dopo la nascita di Gesù Cristo dell’epitaffio in greco, la traslitterazione e la traduzione italiana:

L’epitaffio si può suddividere in tre parti: l’epigramma, un distico elegiaco, la melodia, con un carme di quattro versi disteso su sei righe e la dedica.

Epigramma

« ΕΙΚΩΝ Η ΛΙΘΟΣ

ΕΙΜΙ · ΤΙΘΗΣΙ ΜΕ

ΣΕΙΚΙΛΟΣ ΕΝΘΑ

ΜΝΗΜΗΣ ΑΘΑΝΑΤΟΥ

ΣΗΜΑ ΠΟΛΥΧΡΟΝΙΟΝ »

Testo dell’epitaffio traslitterato in caratteri latini:

« Eikṑn hē líthos eimí; títhēsí me Seíkilos éntha mnḗmēs athanátou sêma polychrónion »

Tradotto in italiano:

« Un’immagine, [io,] la pietra, sono; mi pone qui Sicilo, segno durevole di un ricordo immortale »

Melodia

In questa ricostruzione della stele funeraria si possono notare, tra le righe del testo, delle indicazioni per la durata:

  • Il punto • , chiamato anche stigme, indica il tempo forte
  • Le parentesi orizzontali ⏝ collegano gruppi di note
  • Il trattino ― , chiamato anche diseme, raddoppia la durata della nota
  • I due trattini perpendicolari ⏗ , anche detti triseme, triplicano la durata della nota

Nella melodia è stata utilizzata la scala ionica: un particolare tipo di scala in cui ogni lettera greca ha un valore differente il che, tradotto in notazione moderna, dà questo risultato:

Di seguito, il testo dell’epitaffio in greco:

« Ὅσον ζῇς φαίνου·

μηδὲν ὅλως σὺ λυποῦ·

πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν.

τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ. »

La traslitterazione:

« Hóson zêis, phaínou: mēdèn hólōs sỳ lypoû; pròs olígon estí tò zên tò télos ho chrónos apaiteî. »

La traduzione italiana:

« Finché vivi, mostrati al mondo, non affliggerti per nulla: la vita dura poco. Il tempo esige il suo tributo. »

Buona Musica!