L’altezza del Suono

Questa prima componente dell’acustica, in base alla quale ciò che noi udiamo di risulta più o meno grave e profondo oppure più o meno acuto o stridulo, dipende dal numero di oscillazioni compiute dalla sorgente ascustica in una porzione di tempo (in genere si assume, come unità di tempo, il minuto secondo): quanto più numerose, e quindi più fitte, sono queste oscillazioni, tanto più alto, cioè tanto più acuto e stridulo, ci risulta l’effetto acustico.

Ora, mentre il rumore, a causa dell’irregolarità delle sue onde ha un’altezza difficilmente misurabile con precisione, il suono, grazie all’uniformità delle sue vibrazioni, può essere distinto in varie frequenze. In altre parole, il suono ha un moto oscillatorio periodico, cioè dotato dello stesso numero di vibrazioni nella medesima unità di tempo.

Questo numero costante di vibrazioni si chiama periodo o anche Hertz (abbreviato Hz) dal nome del fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz (1857-1894) che studio questo fenomeno.

Ecco pertanto, qui a fianco, come si possono graficamente rappresentare due suoni diversi in base alla loro altezza.

Nel suono rappresentato in alto il numero delle vibrazioni comprese in un secondo è maggiore che nel suono sottostante, pertanto il suono superiore è più acuto del suono inferiore.

Nei confronti dell’altezza il nostro orecchio possiede limiti abbastanza precisi: in particolare per essere da noi avvertito un effetto acustico deve possere almeno 16 periodi, ossia vibrare per 16 volte in un secondo.
Un numero inferiore di vibrazioni provoca un effetto per noi inudibile e si entra nel campo degli infrasuoni.

D’altra parte un effetto acustico non deve superare i 16.000/20.000 periodi: al di là di questo limite infatti il nostro orecchio non udrà di nuovo nulla e il suono prodotto apparterrà al campo degli ultrasuoni.

Questi limiti valgono solo per l’uomo: molti animali infatti hanno possibilità ben più ampie, sopratutto per quanto riguarda il campo delle alte frequenze; ecco qualche esempio:


Buona Musica!